BY: Federica Bernardi
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Sembra che le frasi di ricerca “Mio figlio balbetta” e “Cosa fare per smettere di balbettare” siano in constante aumento negli ultimi anni.
In effetti, in base ai dati attualmente disponibili, si ipotizza che, a livello mondiale, circa il 5% dei bambini sotto i 6 anni possa presentare questa difficoltà.
Ma che cos’è la balbuzie?
La balbuzie è un disturbo della fluenza. La persona sa cosa vorrebbe dire ma non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni di suoni e sillabe e/o prolungamenti. Essi hanno carattere di involontarietà.
Tipicamente essa insorge nella prima infanzia e si manifesta, in media, intorno ai 30 mesi.
Le cause possono essere biologiche e/o psicologiche.
Nella maggior parte dei casi, circa l’80-85%, il disturbo regredisce entro uno-due anni dall’esordio. Così come il bambino deve imparare a camminare, inciampando e cadendo più volte, egli ha bisogno di un certo tempo anche per imparare a parlare.
Se invece la difficoltà persiste nel tempo è necessario rivolgersi a uno specialista. L’obiettivo è quello di intervenire non solo sui segni visibili ma anche su quelli non visibili legati a questo disturbo.
Con il passare del tempo infatti si sviluppa un mondo sotterraneo di emozioni, sentimenti e comportamenti negativi, come ad esempio ansia, bassa autostima, paura del giudizio degli altri, tensione e rigidità muscolare, evitamento di alcune situazioni sociali e difficoltà nelle relazioni.
Ma cosa fare quando il proprio figlio balbetta? Come smettere di balbettare?
Ecco una serie di semplici ma efficaci accorgimenti.
– Osservare.
– Annotare e/o videoregistrare.
– Concedere il tempo necessario per esprimersi.
– Rispettare i turni della conversazione, senza concludere le frasi al posto del bambino.
– Non sottolineare in alcun modo la balbuzie del bambino (ad esempio non dire frasi come: “Ce la puoi fare”, “Respira”, “Non ti agitare”, “Riprova”), ma anzi, fare finta di niente per non creare ulteriore ansia.
– Mostrare attraverso il comportamento non verbale interesse per ciò che dice il bambino e non per la modalità attraverso cui lo sta facendo.
– Parlare con uno specialista e costruire insieme il percorso più appropriato per aiutare il bambino.
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